NEW YORK, 22 SETTEMBRE 2025 – “Il messaggio che arriva dall’Onu e’ chiaro: Israele smetta di bombardare, Hamas liberi subito gli ostaggi”: lo ha detto il ministro degli esteri Antonio Tajani intervenendo oggi alla Conferenza di alto livello all’Onu per la soluzione dei due stati.
“Lo Stato palestinese va costruito, noi lavoriamo per questo, ma non possiamo fare un favore ad Hamas” aveva detto il Ministro incontrando i giornalisti prima del suo intervento in Assemblea Generale nel pomeriggio di New York. “Siamo favorevoli al riconoscimento dello stato della Palestina ma prima bisogna costruirlo. Abbiamo molti incontri per costruire il futuro della Palestina ma non possiamo certamente fare un favore ad Hamas. Non c’è oggi uno Stato palestinese. Dobbiamo costruirlo”, aveva detto Tajani ribadendo la disponibilità dell’Italia a “partecipare anche con militari a una missione che, appena ci sia il cessate il fuoco, possa lavorare per la riunificazione della Cisgiordania con Gaza”.
“Impedire che Hamas rappresenti il futuro della Palestina”
Tajani ha aggiunto che “riconoscere lo Stato palestinese oggi non serva a granché. Noi dobbiamo impedire che Hamas rappresenti il futuro della Palestina”. Il Ministro ha ricordato l’impegno dell’Italia: “Stiamo aiutando in tutti i modi il popolo palestinese. Siamo il Paese che in Europa ha accolto il maggior numero di palestinesi. Stiamo anche lavorando intensamente per far sì che si
metta fine a questa carneficina inaccettabile, che condanniamo
con grande fermezza”. L’analisi italiana e’ che il popolo palestinese è vittima di una guerra, “di una reazione sproporzionata di Israele e di Hamas che si fa scudo del proprio popolo per difendere i propri arsenali.
La lettera di Hamas a Trump
Una decina di Paesi hanno formalmente riconosciuto oggi lo stato palestinese alla Conferenza all’ONU convocata da Francia e Arabia Saudita. Dura la reazione di Usa e Israele, che però sono sempre più isolate al Palazzo di Vetro. La mossa, arrivata nel pieno dell’escalation israeliana contro Gaza City, ha coinciso anche con una proposta di Hamas che, secondo Fox News, ha scritto a Donald Trump chiedendogli di garantire una tregua di 60 giorni a Gaza in cambio del rilascio di metà degli ostaggi detenuti, anche se finora il presidente ha insistito per la liberazione di tutti. La lettera sarebbe attualmente trattenuta dal Qatar e verrà consegnata a Trump nel corso della settimana, probabilmente durante i lavori del Palazzo di Vetro, dove il presidente americano e’ atteso domani sul podio in un attacco alle “istituzioni globaliste”.
La Francia apripista
A guidare lo scossone diplomatico di oggi per il riconoscimento della Palestina è stato il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ad annunciare alcune settimane fa la svolta di Parigi, seguito a ruota da altri importanti Paesi occidentali, come la Gran Bretagna, il Canada, l’Australia e il Portogallo, che hanno anticipato l’annuncio domenica, mentre oggi la lista si e’ allungata
ulteriormente: oltre alla Francia, Belgio, Finlandia, Lussemburgo, Malta, Nuova Zelanda, San Marino. “E’ arrivato il tempo di fermare la guerra, il massacro”, ha
detto Macron prima di dichiarare tra gli applausi dell’aula il suo riconoscimento della Palestina “in nome della pace” dopo aver condannando gli attacchi di Hamas e rilanciato “la lotta esistenziale contro l’antisemitismo”.
Una missione di stabilizzazione
Il capo dell’Eliseo ha detto che Parigi è pronta a contribuire a una “missione di stabilizzazione” a Gaza e che l’apertura di un’ambasciata in Palestina e’ subordinata al rilascio di “tutti gli ostaggi” da parte di Hamas e a un
“cessate il fuoco”. Anche Tajani nel suo intervento si e’ espresso a favore della missione di stabilizzazione a Gaza e di una missione di monitoraggio in Cisgiordania sotto gli auspici internazionali e la bandiera ONU. Sulla stessa linea l’Indonesia che aveva lavorato con l’Italia nel gruppo di lavoro in vista della conferenza sulla sicurezza che si e’ tenuta a New York a luglio.
Il riconoscimento della Palestina è stato lo snodo cruciale della conferenza co-presieduta da Macron e dal ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan, intervenuto a nome del principe ereditario Mohamed Bin Salman in videoconferenza. Mentre il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, a cui gli Usa hanno negato il visto, ha parlato in videoconferenza, sono intervenuti una trentina tra leader e ministri. “Quando la notte è più buia, dobbiamo aggrapparci alla nostra bussola. E la nostra bussola è la soluzione a due Stati”,
ha sottolineato la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen, annunciando una Gruppo di Donatori per la Palestina.
La soluzione dei due Stati resta piu’ remota che mai
Ma attenzione: a dispetto delle affermazioni di principio oggi all’ONU e dopo quasi due anni dall’attacco di Hamas e dalla guerra a Gaza, la prospettiva della soluzione dei due stati sembra oggi piu’ remota che mai. La campagna militare di Israele a Gaza ha devastato la striscia. Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono sempre piu’ radicati. Nei sondaggi d’opinione, Hamas continua a raccogliere un sostegno maggiore tra i palestinesi rispetto alla leadership più moderata della Cisgiordania.
Molti leader israeliani, incluso il primo ministro Benjamin Netanyahu, respingono con forza la possibilità di concedere l’indipendenza ai palestinesi. In assenza di qualsiasi altra soluzione, ciò significa che Israele continuera’ a governare su milioni di palestinesi a tempo indeterminato.
Intanto gli Stati Uniti stanno valutando di imporre sanzioni “entity-wide” (cioè sull’intera Corte Penale Internazionale, ICC) già questa settimana, come risposta alle indagini su presunti crimini di guerra legati a Israele. Le sanzioni precedenti erano dirette a singoli giudici e procuratori dell’ICC. Le nuove sanzioni verrebbero estese all’intera istituzione: potrebbero influire su stipendi, accesso a banche, software, fornitori essenziali. (@OnuItalia)
