ROMA, 2 LUGLIO: Con la nomina di Sara Valente e Andrea Dongili prende il via una nuova edizione del programma “Giovani Delegati italiani alle Nazioni Unite”, attuato dalla SIOI in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Dopo l’energia e la competenza dimostrate da Chiara Gisinti e Andrea Granata, i due nuovi rappresentanti per il 2025/2026 si preparano a portare la voce dei giovani italiani nei processi internazionali. Li abbiamo intervistati per farci raccontare emozioni, visioni e priorità di questo nuovo incarico.
- Come avete accolto la notizia e cosa ha significato per voi essere selezionati come Giovani Delegati italiani alle Nazioni Unite?
Sara sorride mentre ricorda il momento della selezione: “È stato davvero emozionante. Da studentessa di Scienze Politiche ho sempre desiderato mettere in pratica ciò che studio, e partecipare concretamente ai meccanismi delle Nazioni Unite è per me un sogno che si realizza. Non solo: sento una grande responsabilità nel rappresentare i giovani italiani e farlo con consapevolezza e impegno”. L’esperienza è iniziata subito dopo la selezione, con la partecipazione alle attività organizzate dalla SIOI e una collaborazione già fattiva con Chiara e Andrea, ancora prima del passaggio delle consegne che si svolgerà a settembre, “un momento di scambio prezioso”.
Andrea conferma con entusiasmo: “Ricevere la nomina è stato un momento carico di gratitudine, soprattutto nei confronti della SIOI. Questo ruolo arriva in un momento storico estremamente delicato e ci dà la possibilità di rafforzare la partecipazione giovanile a livello multilaterale. Per me è la naturale prosecuzione di un impegno iniziato anni fa, attraverso il volontariato, lo studio del diritto e il lavoro per la giustizia sociale.”
- I vostri percorsi accademici e di attivismo sono particolarmente ricchi ed entrambi vi siete cimentati nelle simulazioni internazionali, nella rappresentanza e nella comunicazione. C’è un’esperienza, in particolare, che ha segnato la vostra decisione di candidarvi come Giovani Delegati italiani all’ONU e quali tra le competenze acquisite saranno a vostro avviso più utili in questo nuovo ruolo?
Andrea non ha dubbi: “Durante il mio LLM in America ho partecipato a un progetto sull’analisi della violenza sessuale nei conflitti armati in Etiopia. L’approccio centrato sulle vittime e il lavoro con un team di giovani mi ha fatto capire quanto sia essenziale che la voce giovanile sia inclusa nei processi internazionali. Le competenze di mediazione interculturale e l’approccio negoziale basato sugli interessi saranno molto utili in questo incarico”.
Per Sara, invece, si è trattato di un processo graduale: “Non c’è stato un solo momento decisivo, ma un percorso che ha preso forma nel tempo. Studiare diritto internazionale mi ha appassionata profondamente e ha ispirato la mia tesi di laurea sulla riforma del Consiglio di Sicurezza. Le simulazioni ONU mi hanno permesso di sperimentare concretamente la diplomazia multilaterale. A questo si aggiungono le esperienze in associazioni studentesche e radio universitaria, che mi hanno insegnato a comunicare in modo efficace e inclusivo”.
- Entrerete ufficialmente in carica a settembre. Quali sono le priorità tematiche che intendete portare avanti durante il vostro mandato e su quali ambiti ritenete sia più urgente amplificare la voce dei giovani italiani?
“Abbiamo ragionato fin da subito su una serie di priorità comuni”, spiega Sara. “Il nostro punto di partenza è l’SDG 16 – pace, giustizia e istituzioni solide – perché crediamo sia la base per la realizzazione degli altri obiettivi. A questo si affiancano SDG 10, per ridurre le disuguaglianze; SDG 5, sull’uguaglianza di genere e i diritti delle minoranze; SDG 3, per la salute mentale e fisica, soprattutto dei giovani; e infine SDG 13, per la giustizia climatica e l’azione ambientale.”
Andrea aggiunge: “Abbiamo cercato di individuare tematiche che fossero connesse e interdipendenti. Le sfide di oggi – pandemie, crisi sanitarie nei conflitti, disuguaglianze sociali – non possono essere affrontate singolarmente. La nostra visione è integrata e vogliamo che i giovani siano protagonisti di questo cambiamento.”
- Il ruolo di Giovane Delegato richiede un impegno multilivello: dal dialogo con le istituzioni nazionali al confronto nelle sedi internazionali. Quali aspetti vi entusiasmano di più e quali vi sembrano le sfide più complesse?
Sara riflette sul contesto attuale: “Viviamo in un periodo storico che sembra promuovere una visione realista delle relazioni internazionali, incentrata su strategie e interessi. In questo quadro, portare le speranze e le istanze dei giovani è una vera missione. La sfida sarà trasformare quelle istanze in azioni concrete. Ma l’opportunità di confrontarci con altri delegati da tutto il mondo ci dà molta fiducia.”
Andrea sottolinea un punto importante: “Dobbiamo fare in modo che la voce dei giovani non sia percepita come marginale. È facile ascoltare i giovani quando tutto va bene, ma è proprio nei momenti di crisi che è più importante dar loro spazio. Faremo di tutto per far sì che la nostra voce non venga ignorata.”
- Molti giovani guardano con interesse e curiosità a questo tipo di opportunità. Altri giovani italiani si sentono lontani dalla politica e dalle istituzioni. Quali consigli vi sentite di dare a chi, in futuro, vorrà intraprendere un percorso simile al vostro? E che messaggio volete mandare invece al resto dei giovani?
Andrea invita ad aprirsi al mondo: “Che si tratti di studio, lavoro o volontariato, il confronto con culture e contesti diversi è fondamentale. Solo così si può colmare la distanza che ci separa. Come diceva Michela Murgia, dire che non si fa politica è come dire che non si respira: ogni cosa che ci circonda è politica, e partecipare è fondamentale.”
Sara conclude con un appello al coraggio: “Buttarsi, anche se si ha poca esperienza o si è insicuri. La passione e la dedizione fanno la differenza. E soprattutto: non pensare mai di essere troppo piccoli per incidere. L’unione fa la forza, e le parole, se ben usate, possono cambiare le cose.” (@OnuItalia)
